Digenis Akrites, un “borderline” dei tempi antichi. Personaggio principale di un famosissimo epos bizantino, semi sconosciuto in Italia, oggetto di pochi studi noti, è l’esempio del vivere agli estremi confini della vita e del mondo. Akrites significa soldato di frontiera, un viaggiatore che l’epos celebra attraverso avventure fantastiche, un guerriero semi regolare al soldo dell’imperatore e incaricato di difendere le marche o temi bizantini disposti lungo il confine arabo/musulmano. Il poema epico, in realtà, ha notevoli risvolti psicologici sia nei confronti della dura vita che questi uomini compivano, perennemente nel deserto, sempre sottoposti a pericoli ignoti e inevitabili, sia nei confronti di una psiche continuamente sotto pressione e priva di ogni senso di appartenenza presso una società che non è la loro, pur avendoli “prodotti”, ma che di loro ha assoluta necessità. Come non pensare a risvolti odierni. I giovani e la società contemporanea, una società che produce, educa e che spesso, troppo spesso allontana, rifiuta o peggio ingoia come il Lucifero di Dante. Digenis ricorda con grande consapevolezza al Basileus, imperatore dei greci d’Oriente:
“S’io non vengo non pensate sia disobbedienza:
ma siccome tu hai alcuni inesperti soldati,
se alcunchè di sconveniente dicessero essi mai,
ti renderei di sicuro privato di costoro…”
A chi apparteneva l’Akrites? Certamente al suo mondo, una linea di confine.
(spazio alle vostre riflessioni personali)
Giuseppe Tropea



